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09/03/2015

Cassazione: legare gli animali alla catena è reato

Molti ancora non lo sanno, ma tenere un cane sempre alla catena è vietato. Sono tanti i cani che una volta adottati vengono relegati in giardino, nel cortile della propria fabbrica o sul retro di casa, sempre legati alla catena. Spesso si pensa che possano sostituire un buon antifurto, oppure viene legato per evitare che scappi, che rovini i fiori e le piante o che dia fastidio ai passanti…. I gestori dei canili non affidano cani da tenere alla catena e chiariscono fin da subito che nel caso di maltrattamento il cane torna in canile.
A volte, invece della catena, basterebbe recintare uno spazio del giardino che offra tutte le comodità al nostro amico a 4 zampe per poter sgambare in uno spazio tutto suo. Altre volte, invece, sarebbe meglio non adottare un cane di grossa taglia, ma sceglierne uno di taglia più piccola da poter tenere in casa.
A livello nazionale non c’è ancora una norma che vieta di tenere i cani alla catena, ma tutte le norme quantificano un numero minimo di ore giornaliere in cui il padrone è obbligato a liberare il proprio animale e lasciarlo scorazzare senza limiti di spazio. I Comuni meno sensibili stabiliscono il numero di 3 ore giornaliere, gli altri le hanno aumentate fino a 8/10 ore al giorno.
Se vedete un cane sempre alla catena, potete, anzi dovete, segnalarlo alle autorità competenti poiché costituisce un vero e proprio maltrattamento.
Si può intervenire anche sulla lunghezza della catena che di norma non può essere inferiore a 5 metri e preferibilmente scorrevole.

 

Poche ora fa, a Sant’Anastasia, provincia di Napoli, un cane è morto soffocato dalla catena troppo corta. E il proprietario è stato denunciato.
Ma questo è solo uno degli ultimi e dei tanti casi di maltrattamento che vengono continuamente segnalati dalla cronaca.
Eppure da oggi ci potrebbe essere una svolta: tenere il proprio animale domestico in cattività, legandolo con una catena, è un reato.
Lo stabilisce la Cassazione, che in una sentenza condanna il circo Togni per aver custodito un suo elefante con catene troppo corte, in una condizione incompatibile con la natura dell’animale.

A segnalare la sentenza è la LAV — Lega Antivivisezione, che aveva denunciato nel 2012 il circo e che si era poi opposta all’archiviazione del caso. La LAV definisce quella della Corte Suprema
Una pronuncia importantissima, che conferma ancora una volta come detenere un animale a catena sia incompatibile con la sua natura, a prescindere dalla condizione di cattività e conferma anche, laddove ce ne fosse bisogno, che la vita degli animali dei circhi è sofferenza

Nella sua nota la Lega Antivivisezione continua inoltra ricordando “le evidenze scientifiche e l’accresciuta sensibilità degli italiani”, che per il 71,4%, secondo il Rapporto Eurispes del 2016, è contrario ai circhi con animali. Dati, questi, di cui la LAV invita Governo e Parlamento a prendere atto. Con l’occasione l’associazione chiede che sia data immediata esecuzione ai dettami emanati dal Parlamento, che nel 2013 aveva revocato (a partire dal 2018) i finanziamenti pubblici ai circhi con animali, incentivando dall’altra parte il circo contemporaneo, che non utilizza animali.

 

 

Cani alla catena

Cani tenuti alla catena, o alla corda, corde e catene spesso fin troppo corte, o prive di snodi... Simili detenzioni, di solito giustificate dai padroni con frasi del tipo "è lì per fare la guardia", a oggi sono regolate non da una specifica legge statale, nazionale, ma dalle leggi regionali a tutela animali, oppure dai regolamenti comunali concernenti la convivenza uomo-animale.

Volete sapere se quella catena, la sua lunghezza, il modo con cui è utilizzata, sono a norma di legge?

Rintracciate per prima cosa le leggi a tutela animali (e, se presenti, i relativi "regolamenti di attuazione") della vostra regione. Se non è presente alcun riferimento dettagliato, cercate il regolamento a tutela animali del comune di riferimento (alcuni esempi: Arezzo, Firenze, Roma), ricordando infatti che ogni comune delibera regole e restrizioni sempre un po' differenti le une dalle altre.


Ecco solo alcuni esempi che vi aiuteranno a capire cosa rintracciare nella vostra regione/comune:

ABRUZZO
La LR n.86/1999 affronta l'argomento affermando che i cani legati a catena devono disporre di spazio sufficiente (non inferiore a mq. 6.00 per i cani di grande taglia, mq. 4 per i cani di taglia media e mq. 2 per i cani di taglia), con accanto una struttura atta a ripararli dalle condizioni atmosferiche, con facile accesso al contenitore dell'acqua e la possibilità di accovacciarsi. La catena, facoltativa, ha modalità di applicazione e lunghezze ben definite..

BASILICATA
La LR n.6/1993 afferma che chiunque possiede o detiene animali di affezione è obbligato a provvedere al mantenimento degli stessi e ad un trattamento adeguato alla specie. Gli animali debbono disporre di spazi sufficienti per i loro movimenti e di tettoie idonee a ripararli dalle intemperie. La catena di contenimento, se necessario, deve avere sufficiente lunghezza” .

CALABRIA
La LR n.4/2000 chiede per gli animali spazio sufficiente, fornito di tettoia e la possibilità di muoversi e di accovacciarsi comodamente. La catena può essere usata per un numero limitato di ore al giorno e avere una lunghezza minima di m. 5 oppure di m. 3 se fissata tramite anello di scorrimento ed un gancio snodabile ad una fune di scorrimento di almeno 6 metri. Collare sufficientemente largo per evitare strozzature e una cuccia coibentata pulita sono ulteriori disposizioni.

LAZIO
La LR 34/1997 dice che la catena, ove necessaria, deve avere la lunghezza minima di m.5 oppure di m. 3 se fissata tramite un anello di scorrimento ed un gancio snodabile ad una fune di scorrimento di almeno m. 5.

PIEMONTE
Col DPGR n. 4359/1993 si afferma che la detenzione dei cani alla catena deve essere evitata e, qualora si renda necessaria che la catena sia mobile, con anello agganciato ad una fune di scorrimento di almeno 5 m. di lunghezza. In spazi delimitati è necessario uno spazio di almeno 8 metri quadrati per capo adulto, fatte salve esigenze particolari di razza. I locali di ricovero devono essere aperti sull'esterno per consentire sufficiente illuminazione e ventilazione.

SICILIA
d.P. Reg. n. 7 del 12 gennaio 2007 (Reg. esecutivo dell'art. 4 LR Sicilia n. 15/2000). (Decreto Presidenziale regionale n. 7 del 12 gennaio 2007: "Regolamento esecutivo dell'art. 4 della LR Sicilia n. 15/2000 - 'Istituzione dell'anagrafe canina e norme per la tutela degli animali d'affezione e prevenzione del randagismo'". Tratto dal sito ufficiale della regione).
 
 
 
 
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